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La tecnica del riciclaggio a freddo nasce a metà degli anni settanta (Francia) a causa della crisi petrolifera, quando s’incentivò l’introduzione di emulsioni acquose di bitume anziché bitume tal quale. Questa metodologia di intervento, inoltre, evita la necessità di stendere il conglomerato a temperature alte eliminando la produzione di fumi e odori e qualsiasi impatto ambientale.
L’impiego di agenti emulsionanti adatti, modifiche polimeriche a elastomeri o plastomeri, e la necessità di controllare la rottura dell’emulsione (separazione del bitume dall’acqua), rendono questa tecnica sofisticata e bisognosa di un controllo continuo durante la lavorazione.
Aggiungendo l’emulsione bituminosa in una miscela con granulometria graduata di fresato e inerte è possibile costruire strati portanti a legante bituminoso con due tecniche diverse di produzione e posa: il riciclaggio in situ con riciclatrici
e il riciclaggio con impianto semi-mobile in area di stoccaggio (KMA 200).
Con le riciclatrici si fresa e frantuma in un’unica passata la struttura stradale esistente, contemporaneamente si integrano emulsione bituminosa e acqua con il rotore di fresatura e mescolazione. Si passa poi alla fase di rullatura, durante la quale avviene , a causa del “peso” del rullo, la rottura dell’emulsione, con successiva profilatura con motorgrader e rifinitura superficiale con rullo gomma-gomma.
Con l’impianto semi-mobile posizionato in apposita area di recupero, si mescola una miscela in curva granulometrica di fresato, emulsione, correzione e cemento, si carica il tutto su camion, si stende come un normale conglomerato a caldo con vibrofinitrice e si compatta con il rullo gomma gomma.
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